Tirocinanti siciliani, una vertenza ancora aperta: la battaglia di Oreste Lauria per l’inserimento lavorativo

A gennaio 2026 resta ancora irrisolta una delle più delicate questioni sociali della Regione Siciliana: quella dei tirocinanti dell’Avviso 22, 1.741 lavoratori rimasti sospesi tra promesse mancate, contenziosi amministrativi e un futuro occupazionale mai realmente definito.

A farsi portavoce di questa lunga e complessa vertenza è Oreste Lauria, rappresentante regionale degli ex tirocinanti, che da anni porta avanti un’azione costante di interlocuzione con le istituzioni e di denuncia pubblica. Lauria continua a rappresentare le istanze di migliaia di lavoratori coinvolti in un contenzioso con l’amministrazione regionale, legato sia al mancato pagamento delle indennità sia alla mancanza di un reale inserimento lavorativo al termine del percorso formativo.

Un ruolo di rappresentanza e denuncia

Nel suo ruolo di portavoce, Lauria agisce come intermediario tra i tirocinanti e l’Assessorato regionale della Famiglia e del Lavoro, attualmente sotto la guida del presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, in attesa della nomina del nuovo assessore competente.
Dal 2019 a oggi, Lauria ha più volte segnalato i ritardi burocratici che hanno impedito il saldo completo dei rimborsi spese, con circa 30 tirocinanti ancora in attesa dei pagamenti nel 2025, una situazione che definisce inaccettabile e lesiva della dignità dei lavoratori.

Parallelamente, ha promosso numerosi incontri istituzionali e iniziative pubbliche per sollecitare l’attivazione di vere politiche attive del lavoro, denunciando quella che ormai viene considerata una vera e propria emergenza sociale.

“Tirocinanti dimenticati”: una ferita aperta per la Sicilia

Nel corso degli anni, Oreste Lauria è diventato il volto pubblico di questa battaglia sindacale e sociale, intervenendo frequentemente su testate locali e nazionali per mantenere alta l’attenzione sul caso dei cosiddetti “tirocinanti dimenticati”.
Una definizione che fotografa una realtà ormai fuori controllo: lavoratori formati, utilizzati nei servizi pubblici e poi lasciati senza prospettive concrete.

«È inaccettabile che, dopo anni di impegno e sacrifici, non venga garantito un vero sbocco lavorativo», sottolinea Lauria. «La legge di bilancio è stata approvata, ma proprio sull’inserimento lavorativo il governo regionale e la politica nel suo complesso non hanno voluto dare risalto a una proposta concreta».

Risorse e strumenti ci sono, manca la volontà politica

Secondo il portavoce dei tirocinanti, il nodo centrale non è la mancanza di risorse o di strumenti normativi.
«In Sicilia – afferma – le leggi, i fondi e i mezzi per intervenire esistono. Quello che manca è il coraggio politico di assumersi la responsabilità di una scelta chiara e definitiva».

Negli anni, i governi regionali che si sono succeduti hanno spesso promesso un lavoro dignitoso ai giovani siciliani. Tuttavia, in un momento storico segnato da una forte crisi economica e occupazionale, soprattutto per le nuove generazioni, appare sempre più urgente un intervento mirato contro la disoccupazione giovanile e il reintegro di chi è rimasto ai margini del mondo del lavoro.

Una richiesta di concretezza

La vertenza dei tirocinanti dell’Avviso 22 rappresenta oggi un banco di prova per la credibilità della politica regionale siciliana.
Secondo Lauria, è necessario legare la partecipazione ai bandi regionali a percorsi che garantiscano reali opportunità occupazionali, evitando che il lavoro pubblico diventi l’ennesima esperienza precaria senza prospettive.

Una richiesta semplice, ma ancora disattesa: trasformare la formazione e l’esperienza maturata in lavoro stabile, restituendo dignità e futuro a centinaia di lavoratori che da troppo tempo attendono risposte concrete.